...La mattina del 25 la famiglia si svegliò come al solito e si diresse in salotto rimanendo sconcertata dal freddo e dal fatto che la porta di casa non fosse chiusa a chiave. Michael si avvicinò al camino e vide che la legna era bagnata e che c'era un ammasso di oggetti vari proprio li davanti. Quando li ebbe riconosciuti, capendo cosa fosse successo e che cosa fossero quei strani segni tondeggianti che ogni mattima collegavano il suo pupazzo alla finestra e che stranamente quella volta si dirigevano verso la porta, stringendo a se gli oggetti e un tronchetto di legna gli si riempirono gli occhi di lacrime.
Non è assolutamente un blog per adulti, però contiene spesso un linguaggio volgare e blasfemo. Io vi ho avvertiti, quindi tanto per citare Dante: "Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l'eterno dolore, per me si va tra la perduta gente. [...] Lasciate ogni speranza, o voi che entrate."
lunedì 18 gennaio 2010
Amore impossibile
Michael come gli aveva detto la madre usci in giardino con il piumino, i guanti, la sciarpa e il cappello per non prendere freddo, ad ammirare la neve che come per magia cadeva formando uno strato bianco via via sempre più spesso. Il bambino entusiasta, iniziò subito a fare un grande pupazzo di neve con una carota come naso, due grosse biglie di un blu intenso come occhi, due sottili ramoscelli flessibili come labbra, tre bottoni per una giacca immaginaria, un cappello con una sciarpa, e due rami nodosi come braccia. Dopo diverso tempo passato a giocare arrivò l'ora di andare a dormire e venne a chiamarlo sua mamma che lo accompagnò a letto rimboccandogli le coperte e lasciando che la fiamma bruciasse nel camino del salotto per la cenere per l'indomani. Quando tutti si addormentarono il pupazzo di neve si girò e si avvicinò alla finestra dalla quale aveva visto un susseguirsi di giochi di luci e ombre rilassanti e ipnotici. Dentro al camino scorse una cosa che variava in continuazione di foma e colore, dal giallo al rosso, e che produceva una sensazione a lui estranea ma sicuramente opposta al freddo che sentiva sempre. Fu immediatamente rapito dalla sua bellezza e la sua leggiadria nei movimenti e gli parve come se anche quella strana cosa informe ricambiasse il sorriso. Rimasero a guardarsi quasi fino a mattina, lui si fece prendere dallo sconforto quando lei divenne sempre più piccola e tenue fino quasi a scomparire, e fu a malincuore che dovette allontanarsi dalla finestra e tornare al suo posto quando senti la famiglia svegliarsi. Quella sera quando tutti andarono a dormire lui ritornò alla finestra e gli si illuminò il viso quando rivide quei stessi giochi di luce della sera precedente e che qualcuno lo stava aspettando sorridendongli. Rimasero a guardarsi così senza potersi mai dire niente tutte le sere fino a quando la mattina lui non ritornava al suo posto e lei era piccola piccola. La sera di Natale lui decise di entrare e di passare la notte vicino lei, così prese la chiave della porta da sotto lo zerbino dove la famiglia era solita nasconderla. "Ciao.." gli disse lei raggiante quando le si avvicinò, "Ciao..." rispose sorridendo a sua volta mentre si guardavano negli occhi con fare imbarazzato...
...La mattina del 25 la famiglia si svegliò come al solito e si diresse in salotto rimanendo sconcertata dal freddo e dal fatto che la porta di casa non fosse chiusa a chiave. Michael si avvicinò al camino e vide che la legna era bagnata e che c'era un ammasso di oggetti vari proprio li davanti. Quando li ebbe riconosciuti, capendo cosa fosse successo e che cosa fossero quei strani segni tondeggianti che ogni mattima collegavano il suo pupazzo alla finestra e che stranamente quella volta si dirigevano verso la porta, stringendo a se gli oggetti e un tronchetto di legna gli si riempirono gli occhi di lacrime.
...La mattina del 25 la famiglia si svegliò come al solito e si diresse in salotto rimanendo sconcertata dal freddo e dal fatto che la porta di casa non fosse chiusa a chiave. Michael si avvicinò al camino e vide che la legna era bagnata e che c'era un ammasso di oggetti vari proprio li davanti. Quando li ebbe riconosciuti, capendo cosa fosse successo e che cosa fossero quei strani segni tondeggianti che ogni mattima collegavano il suo pupazzo alla finestra e che stranamente quella volta si dirigevano verso la porta, stringendo a se gli oggetti e un tronchetto di legna gli si riempirono gli occhi di lacrime.
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